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Sicurezza Psicologica: I sei errori da evitare

1 Giugno 2025

Le ricerche dimostrano che la Sicurezza Psicologica migliora qualità, innovazione e performance, ma la sua crescente popolarità ha generato equivoci che ostacolano i risultati. 

In questo articolo sono raccolti i sei principali fraintendimenti.

 

  1. La Sicurezza Psicologica significa essere gentili

Uno dei fraintendimenti più diffusi è confondere la Sicurezza Psicologica con un clima di cortesia e comfort. In realtà si tratta di creare un contesto di permesso condiviso alla franchezza, dove sia le idee brillanti sia i limiti vengano esplicitati con rispetto ma onestamente.

L’esempio della Baia dei Porci (1961) dimostra come la mancanza di coraggio nel contestare le decisioni portò a un disastro. L’amministrazione Kennedy imparò la lezione, adottando processi strutturati per promuovere il dibattito e l’onestà. La Sicurezza Psicologica permette il confronto, anche scomodo, senza compromettere la dignità. Essere gentili e inclusivi è fondamentale, ma “essere carini” può diventare una scorciatoia per evitare conversazioni difficili, generando ignoranza e mediocrità.

 

  1. La Sicurezza Psicologica significa ottenere ciò che si vuole

Un altro errore è credere che la Sicurezza Psicologica significhi vedere accettate le proprie idee. In realtà si tratta di avere l’opportunità di essere ascoltati, non di imporre il proprio punto di vista. I leader devono ascoltare senza essere obbligati ad approvare tutto. Devono però garantire sanzioni in caso di comportamenti irrispettosi, di molestie o di condotte eticamente scorrette.

 

  1. La Sicurezza Psicologica equivale alla sicurezza del posto di lavoro

La Sicurezza Psicologica implica la libertà di esprimersi con franchezza, ma non riguarda la garanzia di essere esenti da licenziamenti. L’esempio di Google (2023), con il licenziamento di 12.000 persone, ha dimostrato che pur in un contesto di tagli, un lavoratore si è sentito libero di criticare la direzione senza timore di ritorsioni.

 

  1. La Sicurezza Psicologica richiede di scegliere tra performance e benessere

Alcuni leader temono che promuovere la Sicurezza Psicologica porti a una riduzione degli standard di performance. In realtà Sicurezza Psicologica e responsabilità non sono in conflitto ma sono entrambe necessarie. I gruppi con bassa Sicurezza Psicologica celano informazioni, evitano i confronti e ricadono nel groupthink. La Sicurezza Psicologica promuove l’apprendimento continuo e lo sviluppo, elementi indispensabili per alte performance in contesti incerti.

 

  1. La Sicurezza Psicologica è una policy aziendale

Nonostante alcune aziende stiano includendo indicatori di Sicurezza Psicologica nei loro sondaggi interni, questa non può essere imposta per legge o con una direttiva aziendale. Si costruisce interazione dopo interazione, richiede intenzionalità e pratica da parte dei leader e dei team. Il vero cambiamento avviene dichiarando apertamente le sfide e valorizzando il contributo di tutti, diventando esempio di umiltà (facendo domande e ammettendo di non sapere tutto) e dando feedback costruttivi su come si accolgono e gestiscono le idee altrui.

È particolarmente prezioso l’utilizzo consapevole di tre strumenti da parte dei leader:

  • Messaggi. I leader dovrebbero fare affermazioni che mettano in luce le criticità della situazione in cui si trova l’organizzazione.
  • Modelli. Devono anche costituire dei modelli di riferimento per la capacità di porre domande stimolanti, ascoltare attentamente e ammettere che va benissimo non avere tutte le risposte.
  • Mentori. I leader devono dare alle persone feedback sul loro impatto e cercare di minimizzare le conseguenze negative che deve affrontare chiunque abbia il coraggio di dire chiaramente come la pensa.

 

  1. La Sicurezza Psicologica deve partire solo dal vertice

Il ruolo dei leader è cruciale, ma la Sicurezza Psicologica si costruisce a tutti i livelli dell’organizzazione. Spesso all’interno della stessa azienda si riscontrano ampie differenze tra team diversi. Chiunque può contribuire sollecitando opinioni divergenti, ascoltando le preoccupazioni e rispondendo in modo costruttivo anziché punitivo.

 

Roadmap per il futuro

La Sicurezza Psicologica non è l’obiettivo finale, ma un fattore abilitante per raggiungere il successo. Ecco alcune pratiche:

 

  1. Rafforzare l’allineamento sugli obiettivi

Spesso parlare meno di Sicurezza Psicologica e più di obiettivi condivisi aiuta. L’esempio della Harvard Business School dimostra che ricordare lo scopo della propria attività favorisce la propensione al rischio interpersonale.

Cindy Rose (Microsoft Western Europe) ha applicato questo principio nel 2020, spostando il focus del team dal semplice rispetto delle regole alla vera attenzione al cliente. Questo ha favorito la condivisione rapida e sincera di informazioni e idee innovative.

 

  1. Migliorare la qualità delle conversazioni di team

Le conversazioni di qualità favoriscono la Sicurezza Psicologica incoraggiando l’ascolto attivo, equilibrando advocacy (sostenere idee) e inquiry (indagare) e promuovendo apprendimento reciproco e progressi. In un’azienda è stata istituita la “gloves off meeting”: riunione in cui tutti sono invitati a parlare senza filtri.

 

  1. Creare strutture per la riflessione e il monitoraggio

PepsiCo UK ha introdotto meeting settimanali di confronto su risultati, apprendimenti ed errori. Microsoft ha avviato “office hours” virtuali e “failure parties” per celebrare i tentativi andati male ma utili per apprendere.

 

Conclusione

Le incomprensioni stanno rallentando la diffusione della Sicurezza Psicologica, portando alcuni a considerarla una moda passeggera. In realtà, in un contesto di crescente incertezza, la Sicurezza Psicologica diventa sempre più essenziale. Solo leader e team capaci di favorire feedback tempestivi, dibattito robusto e dialogo franco potranno innovare e prevenire errori strategici.

La Sicurezza Psicologica è cambiare il modo di lavorare insieme, per navigare efficacemente la complessità del contesto attuale.

 

Leggi l’articolo completo (in lingua inglese) di Amy C. Edmondson e Michaela J. Kerrissey su Harvard Business Review

Leggi l’articolo completo (in lingua italiana) di Amy C. Edmondson e Michaela J. Kerrissey su Harvard Business Review Italia

**La presente sintesi è stata realizzata con l’IA e rivista dai consulenti PRIMATE.
***Fino ad ora abbiamo utilizzato un linguaggio inclusivo inserendo i corrispettivi femminili dei termini e usando la vocale schwa (ə) quando possibile; purtroppo diversi lettori ci hanno segnalato che queste soluzioni rendevano poco scorrevoli gli articoli, pertanto abbiamo scelto di ripristinare le frasi al maschile solo per facilitare la lettura.