• Italiano
  • Français
  • Español

in collaborazione con:

in collaborazione con:

PRIMATE Newsletter – È tempo per i leader di coltivare l’inclusione rafforzando i valori e creando Sicurezza Psicologica

27 Agosto 2025

L’inclusione non può più essere affrontata come un adempimento normativo o un esercizio di compliance. Deve diventare una scelta culturale e strategica, ancorata ai valori dell’organizzazione e sostenuta da leader capaci di creare Sicurezza Psicologica.
In un clima politico sempre più polarizzato, molte aziende stanno arretrando rispetto agli impegni presi su diversità e inclusione. Ma secondo Silke Mischke, è proprio nei momenti di pressione che emerge la differenza tra chi tratta l’inclusione come una policy e chi l’ha integrata nei propri valori fondamentali.

Le aziende che ottengono trasformazioni durature sono quelle che vanno oltre le iniziative superficiali e traducono l’inclusione in comportamenti quotidiani. Salesforce ne è un esempio: l’uguaglianza è un valore scritto nel DNA organizzativo e si manifesta in pratiche come il dialogo non giudicante, la curiosità e l’apertura.

Il punto di partenza è una revisione autentica dei valori aziendali e la loro traduzione in comportamenti osservabili. Solo così si può costruire un “vero nord” culturale, una bussola che guida l’azione e favorisce connessioni autentiche. L’inclusione sostenibile nasce da convinzioni profonde, non da imposizioni esterne.

Il caso Microsoft sotto la guida di Satya Nadella illustra perfettamente questo approccio.
Prima del suo arrivo, la cultura interna era competitiva e autoreferenziale. Nadella ha invertito la rotta, promuovendo una growth mindset che privilegia l’apprendimento rispetto alla performance individuale. Ha introdotto la Sicurezza Psicologica come leva di cambiamento, chiedendo feedback in modo costante e riconoscendo apertamente i propri margini di crescita.
Questo stile di leadership ha trasformato Microsoft in un’organizzazione in cui apertura e vulnerabilità sono valorizzate. Difensività e perfezionismo lasciano spazio alla curiosità e all’ascolto. Le persone si sentono legittimate a esprimere le proprie idee senza paura di conseguenze.

Ma creare spazi sicuri non significa semplicemente aumentare il numero di iniziative DEI. Significa andare oltre le categorie identitarie e favorire conversazioni autentiche tra storie e prospettive differenti. Non serve moltiplicare i sottoprogrammi per ogni gruppo sotto-rappresentato: serve costruire contesti in cui tutte le voci siano accolte con pari dignità.

I leader giocano un ruolo decisivo. Devono modellare la vulnerabilità che rende possibile la Sicurezza Psicologica. Questo significa ammettere quando non si sa, accogliere feedback, dimostrare che il confronto costruttivo è più importante della perfezione. Quando questo accade ai livelli apicali, l’effetto si diffonde e legittima comportamenti simili in tutta l’organizzazione.

In parallelo, è essenziale rivedere i modelli di leadership e rimuovere le barriere strutturali. Alcune aziende stanno aggiornando i criteri di sviluppo per includere qualità di leadership femminile e competenze trasversali. Ma l’approccio deve valere per tutte le differenze: genere, cultura, disabilità, condizione sociale. Un esempio ispiratore è il programma HEMLATA in India, che sostiene giovani donne ad alto potenziale provenienti da contesti svantaggiati. Oltre al supporto economico, offre strumenti abilitanti (casa, tecnologia, formazione) che permettono alle persone di emergere in base al talento, non alle origini. Questo dimostra che l’inclusione si gioca sull’ambiente, non sulle caratteristiche individuali.

Il messaggio per i leader è chiaro: l’inclusione richiede l’abbattimento di barriere sistemiche, non la semplice sensibilizzazione dei singoli. Può significare rivedere criteri di promozione, immaginare nuovi modi per fare networking, ristrutturare i programmi di mentorship per adattarli a stili e percorsi di leadership diversi.

Nelle organizzazioni complesse, la vera sfida è scalare l’inclusione. Per farlo serve una visione ispirante e condivisa, non un manuale di regole. Nessun leader può comprendere da solo tutte le sfaccettature della diversità: occorre ascolto sistematico per raccogliere voci e bisogni autentici. Questo richiede curiosità organizzativa: la capacità di fare domande, non dare risposte preconfezionate.

L’esempio di Novo Nordisk lo conferma: inclusione e innovazione si alimentano a vicenda quando le differenze diventano leve per affrontare problemi complessi. L’azienda ha raggiunto risultati tangibili in campo medico e riconoscimenti sull’uguaglianza di genere, grazie a un approccio che mette pazienti, persone e collaborazione al centro.

In sintesi, i leader che vogliono costruire contesti inclusivi devono: trattare l’inclusione come una mentalità, non un obbligo normativo, tradurre i valori in comportamenti tangibili fondati su apertura, empatia e curiosità, modellare vulnerabilità e ascolto in modo autentico e continuativo, creare spazi psicologicamente sicuri, in cui disaccordi e differenze siano accettati senza paura e coltivare la relazione umana come base dell’inclusione. L’obiettivo non è vincere argomenti, ma costruire prospettive condivise.
La dimensione politica non può essere ignorata. Oggi molte aziende arretrano di fronte alle pressioni ideologiche, rinunciando ai propri valori nel timore della controversia. Ma questo mina la credibilità e la fiducia interna. Quando un’azienda cambia rotta al primo segnale di opposizione, manda un messaggio chiaro: i suoi valori erano negoziabili.
La via d’uscita è avere il coraggio di restare saldi nei valori, senza chiudere il dialogo.
Lo stesso Nelson Mandela è stato capace di imparare “anche dai suoi carcerieri”, senza mai “rinunciare al proprio punto di vista”. È possibile restare aperti senza tradire ciò in cui si crede.

Navigare l’inclusione in un mondo polarizzato richiede tre cose:

  • Coraggio per mantenere gli impegni,
  • Saggezza per dialogare con prospettive diverse,
  • Tenacia per continuare a costruire equità, anche controvento.

Chi padroneggia queste capacità non solo crea ambienti migliori, ma ottiene risultati superiori grazie alla forza di team davvero inclusivi.

 

Clicca qui per leggere l’articolo completo di Silke Mischke su imd.org

Clicca qui per leggere altri articoli sulla Sicurezza Psicologica

*La presente sintesi è stata realizzata con l’IA e rivista dai consulenti PRIMATE.
**A lungo abbiamo adottato un linguaggio inclusivo, usando anche la vocale schwa (ə). Diversi lettori ci hanno però segnalato che questo rendeva gli articoli meno scorrevoli, perciò abbiamo scelto di tornare a una forma al maschile per favorire la lettura. PRIMATE resta profondamente sensibile ai temi di Diversity, Equity & Inclusion e continuerà a promuovere una cultura organizzativa rispettosa e inclusiva, in ogni sua forma.