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PRIMATE Newsletter – I middle manager sono l’anello vitale che collega strategia ed esecuzione, ma…

10 Dicembre 2025

*L’immagine è stata generata con IA.

 

I middle manager sono l’anello vitale che collega strategia ed esecuzione, ma oggi si sentono i meno psicologicamente sicuri all’interno delle organizzazioni. In un ampio studio su 1.160 manager di tutto il mondo, condotto in aziende con oltre 50.000 persone nei settori servizi, finanza, manifattura e utilities, i middle manager hanno registrato un punteggio medio di Sicurezza Psicologica pari a 68 su 100, contro 72,7 dei C-level e 72,2 dei loro diretti riporti. I valori più bassi si osservano nei neo-promossi, con una differenza di quasi cinque punti rispetto ai colleghi più esperti.

Questo non è un dettaglio marginale: la Sicurezza Psicologica nel livello intermedio è ciò che consente all’intera organizzazione di percepire i segnali, apprendere e reagire rapidamente. Quando i middle manager non si sentono liberi di ammettere errori o di segnalare criticità, il circuito dell’apprendimento si interrompe. Le informazioni non salgono, i problemi restano invisibili e l’impresa perde agilità e capacità di adattamento.

Gli effetti sono silenziosi ma profondi. I leader di vertice diventano ciechi agli errori, perché i middle manager filtrano le cattive notizie per timore di conseguenze. Si crea un “fallibility gap”, dove i manager non mostrano vulnerabilità e i team imparano a imitarli, nascondendo a loro volta errori e incertezze. L’innovazione rallenta, perché sperimentare diventa rischioso, e nel lungo periodo la performance si indebolisce: meno discussione significa meno apprendimento.

Dai dati emergono cinque ragioni principali per cui i middle manager si sentono meno psicologicamente sicuri:

 

  1. Il paradosso della promozione

Appena si entra nella fascia intermedia, la visibilità aumenta e con essa il rischio percepito. Molti middle manager imparano che ammettere un errore può costare reputazione o carriera. La conseguenza è una forte avversione al rischio e un’eccessiva cautela comunicativa. Le aziende possono intervenire ridisegnando i sistemi di accountability, sanzionando la negligenza ma non l’errore onesto, e trattando errori e fallimenti come opportunità di apprendimento.

 

  1. La mancanza di esempio dall’alto

Spesso i leader senior non modellano la fallibilità. Più si sale, meno errori si vedono e più ci si aspetta perfezione. Senza modelli di vulnerabilità, i middle manager concludono che mostrarsi impeccabili è la chiave della sopravvivenza. I vertici possono cambiare questa percezione condividendo apertamente i propri errori e usando un linguaggio esplorativo, ad esempio chiedendo “Cosa non sta andando come previsto?” invece di “Perché sta andando male?”.

 

  1. L’illusione della perfezione

Molte organizzazioni rinforzano la narrativa della performance impeccabile e non prevedono spazi per condividere errori o quasi errori. L’assenza di meccanismi formali per scambiare esperienze di fallimento alimenta il mito della perfezione. Alcune realtà, come Spotify, usano piattaforme aperte per raccontare i propri errori; l’aviazione ne offre un modello consolidato, dove ogni errore segnalato riceve un semplice “Grazie” e diventa apprendimento collettivo.

 

  1. L’isolamento strutturale

I team di linea hanno reti di sostegno; i top leader hanno forum e board. I middle manager invece operano spesso in solitudine, schiacciati tra le pressioni dall’alto e le richieste dal basso, senza spazi di confronto con pari. In un contesto segnato da volatilità, lavoro ibrido e trasformazioni tecnologiche, questa solitudine si accentua. È fondamentale creare comunità di pratica dedicate ai middle manager, dove possano condividere sfide, chiedere consiglio e ricevere supporto reciproco.

 

  1. Lo shock di transizione

Nei primi anni nel ruolo, i middle manager passano dal guidare persone al guidare altri leader, con nuove responsabilità e un alto grado di esposizione. Devono imparare regole implicite, capire cosa è “sicuro” dire e navigare l’incertezza. La combinazione di alta visibilità e scarsa esperienza li porta a tacere proprio quando servirebbe più trasparenza. Le organizzazioni dovrebbero trattare questa fase come un percorso di sviluppo, affiancando mentor esperti, integrando la failure literacy nei programmi di onboarding e creando occasioni protette per il confronto, come le review dei “primi 100 giorni”.

 

Molte aziende parlano di “empowerment del middle”, ma l’empowerment senza Sicurezza Psicologica è vuoto. Se i middle manager non possono dire che qualcosa non sta funzionando, l’organizzazione impara troppo lentamente e reagisce troppo tardi. Le soluzioni sono accessibili: modellare vulnerabilità dall’alto, ridisegnare i sistemi di responsabilità per premiare l’apprendimento, costruire reti orizzontali di supporto reale.

Quando la fascia intermedia può percepire e trasmettere segnali senza paura, l’intera organizzazione si muove con agilità, lucidità e fiducia reciproca. Quando invece tace, anche le strategie più brillanti si indeboliscono. Rafforzare la Sicurezza Psicologica dei middle manager non è una priorità “soft”: è una condizione di sopravvivenza organizzativa.

 

Clicca qui per leggere l’articolo completo di Jan U. Hagen e Bin Zhao su Harvard Business Review

**La presente sintesi è stata realizzata con l’IA e rivista dai consulenti PRIMATE.
***A lungo abbiamo adottato un linguaggio inclusivo, usando anche la vocale schwa (ə). Diversi lettori ci hanno però segnalato che questo rendeva gli articoli meno scorrevoli, perciò abbiamo scelto di tornare a una forma al maschile per favorire la lettura. PRIMATE resta profondamente sensibile ai temi di Diversity, Equity & Inclusion e continuerà a promuovere una cultura organizzativa rispettosa e inclusiva, in ogni sua forma.