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PRIMATE Newsletter – Perché dovremmo dissentire di più al lavoro

4 Febbraio 2026

Nella vita professionale il disagio nasce spesso non dal conflitto, ma dalla sua assenza. Quando evitare il dissenso diventa la norma, le relazioni si irrigidiscono, le decisioni peggiorano e il lavoro perde vitalità. È ciò che emerge dalla storia di una giovane consulente che, incapace di esprimere apertamente il proprio disaccordo con una cliente, ha lasciato che frustrazione e silenzi si accumulassero fino all’inevitabile incidente: un’email inviata per errore alla persona sbagliata. Quel momento di imbarazzo totale si è trasformato nell’occasione per scoprire che il vero problema non era la difficoltà della cliente, ma l’incapacità di dissentire con onestà e rispetto.

Questo episodio illustra un comportamento molto diffuso: la paura del conflitto, che porta molti professionisti a evitare qualsiasi forma di disaccordo, anche quando necessario. Dire “la vedo diversamente” viene spesso associato a rabbia, maleducazione o mancanza di gentilezza. Eppure, proprio questo riflesso di evitare a tutti i costi lo scontro è ciò che genera perdita di fiducia, errori accumulati e relazioni più fragili.

Il dissenso non è un’anomalia: è una componente inevitabile, normale e sana delle relazioni di lavoro. Non esiste un ambiente professionale privo di conflitti, né sarebbe auspicabile. Una collaborazione completamente armonica, senza frizioni, non produce innovazione, non migliora le decisioni e non sviluppa le persone. È il “friction gap” che separa le squadre realmente performanti da quelle che si limitano a evitare problemi.

I benefici del dissenso gestito bene sono numerosi:

  • Il primo riguarda la qualità del lavoro. Quando colleghi e team si spingono reciprocamente a chiedersi se esistono approcci migliori, nasce quella frizione creativa che produce soluzioni nuove. Il conflitto permette di affrontare situazioni difficili, integrare punti di vista diversi e generare soluzioni più robuste, come sottolinea Liane Davey. L’innovazione nasce da conversazioni difficili, non da consensi rapidi.
  • Un altro beneficio è la possibilità di apprendere e crescere. Essere sfidati nelle proprie idee è scomodo, ma è anche una delle vie più rapide per svilupparsi come professionisti e manager. Quando un collega ci segnala ciò che abbiamo trascurato — magari in modo duro — la nostra prospettiva si amplia e la prossima volta guardiamo il problema con maggiore profondità. Il dissenso è una palestra di evoluzione.
  • Il terzo effetto positivo riguarda la costruzione delle relazioni. Condividere e superare i conflitti rafforza la comprensione reciproca e crea un clima in cui è chiaro che si possono affrontare e risolvere tensioni senza compromettere la relazione. Anche i più giovani lo intuiscono naturalmente: litigare, chiarirsi e tornare alleati è parte del legame. Nel lavoro vale lo stesso principio.
  • Il dissenso arricchisce anche la soddisfazione professionale. Quando le persone non devono camminare sulle uova per paura di urtare sensibilità, il clima si alleggerisce e la produttività aumenta. Le ricerche lo confermano: gli approcci al conflitto orientati al win-win, alla cura reciproca e agli interessi condivisi aumentano la felicità sul lavoro.
  • Infine, il dissenso è un pilastro per un ambiente inclusivo. La diversità — di esperienze, cultura, pensiero — non genera valore se i membri del team evitano il confronto. I gruppi omogenei possono essere più sicuri di sé, ma i gruppi eterogenei producono risultati migliori proprio perché si confrontano su idee diverse. Non può esistere inclusione senza la disponibilità a dissentire. La sfida è imparare a farlo senza rendere il dissenso personale.

Per chi tende a evitare il conflitto, esistono modi concreti per diventare più a proprio agio. Il primo è lasciare andare il bisogno di essere sempre piaciuti. Molte persone evitano il dissenso perché temono di essere percepite negativamente, ma l’obiettivo non è diventare simpatici: è essere rispettosi e degni di rispetto. Come ricorda Joel Garfinkle:

  • il punto centrale è mantenere la reciprocità del rispetto anche nelle conversazioni più difficili.
  • Il secondo passo è focalizzarsi sul quadro generale. Il dissenso non riguarda l’identità personale dell’altro, ma questioni di obiettivo o di processo. Spostando l’attenzione dai rischi relazionali alle esigenze del business, il confronto diventa più chiaro e meno emotivo. Chiedersi “Perché è utile discutere questa differenza?” o “Come migliora il progetto?” riduce la pressione personale e amplia la prospettiva.
  • Un altro ostacolo da superare è l’associazione tra dissenso e mancanza di gentilezza. Molti temono di ferire l’altro, ma spesso è solo una proiezione della propria ansia. Le persone sono generalmente più disposte ad accogliere opinioni diverse se vengono espresse con cura e rispetto. La domanda utile è: la mia paura riguarda davvero la reazione dell’altro o il mio disagio nell’affrontare la tensione?
  • Può essere utile anche trovare un modello e imitarlo. Osservare chi affronta le discussioni difficili con calma e autenticità fornisce un riferimento pratico. Alcuni professionisti adottano persino una strategia teatrale: immaginare di impersonare qualcuno abile nel gestire la tensione, così da distanziarsi emotivamente e rimanere più lucidi. Una forma di “fake it until you make it” che sviluppa capacità reali attraverso l’esercizio.

 

La chiave, in ogni caso, è praticare in piccolo. Cercare una conversazione a basso rischio, provare un’esposizione più diretta, osservare la reazione. Nella maggior parte dei casi, l’esito è migliore del previsto; e quando non lo è, diventa una fonte preziosa di apprendimento.

La storia iniziale mostra un ultimo insegnamento: a volte proprio la persona con cui abbiamo paura di dissentire desidera profondamente che lo facciamo, purché con rispetto ed empatia. Il dissenso è ciò che permette alle relazioni, ai team e alle organizzazioni di crescere davvero.

 

Clicca qui per leggere l’articolo completo di Amy Gallo sulla Harvard Business Review

*La presente sintesi è stata realizzata con l’IA e rivista dai consulenti PRIMATE.
**A lungo abbiamo adottato un linguaggio inclusivo, usando anche la vocale schwa (ə). Diversi lettori ci hanno però segnalato che questo rendeva gli articoli meno scorrevoli, perciò abbiamo scelto di tornare a una forma al maschile per favorire la lettura. PRIMATE resta profondamente sensibile ai temi di Diversity, Equity & Inclusion e continuerà a promuovere una cultura organizzativa rispettosa e inclusiva, in ogni sua forma.